venerdì 6 marzo 2009

OFFCINEMA - ESCO DA FACEBOOK (non io)


Un mio amico ha deciso di togliersi da Facebook. Ormai va di moda. Nessuno ammette di esserci ma tutti ci sono. E' come chiedere in giro chi ha votato Berlusconi... tutti rispondo "Io? Ma scherzi?"...

Posto il suo messaggio di uscita e il mio commento.

Ho sempre attraversato tutti gli strumenti del web con anticipo e ludicità. Laura me ne darà atto. Non sono, almeno in questo senso, uno snob come ha scritto Cafeo (che abbraccio): tutto il contrario. 
Questo immenso reality immondo che è facebook però non solo non lo capisco - o forse lo capisco troppo - ma, soprattutto, non lo condivido.
E' uno strumento di una potenza immensa. 
Ci sono stati due fatti che mi hanno convinto a prenderne le distanze.

1) Dopo 20 anni, fb mi ha fatto reincontrare i miei compagni di classe;
2) mio padre mi ha chiesto l'amicizia su fb.

Di per se stessi, questi due eventi non significano nulla. Ma ciò che indicano, dicono per me, è una cosa che non potrò mai e poi mai condividere: l'incrocio dell'esistenza con la rete. Anzi, e detto meglio: la produzione d'esistenza da parte della rete.

La faccio breve.
Il mio nick rimane su fb.
Periodicamente lo controllerò.
Non scriverò più nessun intervento.
Allargo al massimo le mie regole di policy su fb.
Tutti i contatti con "XXXX reale" dovranno passare per mail (XXXX@gmail.com).
Come sanno i miei amici più cari, sono immediatamente raggiungibile su altre chat.

un abbraccioXXXX


caro XXXX,

  

  comprendo ma non capisco. vorrei riflettere su alcune cose. punto 1. dici che non potrai mai condividere l'incrocio dell'esistenza con la rete. questa cosa, nel 2009, sarebbe come dire non condivido la corrente elettrica, o le automobili. mi sembra una posizione estrema forse dettata da qualcos'altro. oramai, almeno le persone delle nostre generazioni sono 'fatte' di rete. la rete è il veicolo tramite il quale le persone attingono alla conoscenza. la conoscenza è fatta di pensieri, i pensieri sono prodotti dalle persone che vivono la rete. come puoi pensare che l'esistenza non possa incrociare la rete? punto 2. ti togli ma rimani. mmm... mi sarei aspettato qualcosa di più estremo, di più simbolico. così facendo rimani parte del meccanismo solo e soltanto per la morbosa curiosità di fare capolino ogni tanto e sbirciare nelle vite dei tuoi amici. oppure sapere chi ha pensato a te ultimamente.

arrivo al punto.

secondo me, esserci o non esserci su facebook cambia veramente poco. l'utilizzo della rete deve essere sempre filtrato dal cervello, nessuno ci impone niente in questo senso e facebook, come tutti i social network, come tutta la rete, è una nostra scelta. la differenza la fa una cosa sola: il tempo. intendo dire tutto il tempo che, tu o noi, per stare su facebook, togliamo a quella che tu chiami vita reale. il tempo (perso?) trovo che sia l'elemento fondamentale di critica nei confronti della rete. sono sicuro che tu, in questi giorni, controllerai la posta ogni 10 minuti per vedere come la gente del tuo network ha commentato la tua 'scomparsa'. questo genera una sorta di 'butterfly effect' che non migliorerà certo la tua vita stando lontano da facebook. anzi. per un periodo nel parlerai spessissimo e andrai sulla tua pagina ancora più spesso e questo, secondo me, è tempo perso. perchè passivo rispetto alla rete vetrina e non attivo. 

la rete è uno strumento meraviglioso, gente come obama, beppe grillo (voglia o no), ma anche altri più fini intellettuali, scienziati, l'hanno cavalcata creando consenso senza imporre niente. facendosi seguire. io trovo questo meraviglioso ed estremamente democratico.

martedì 3 marzo 2009

LA FICTION ITALIANA (il giorno dopo)

Il Corriere della Sera Online ha pubblicato il seguente articolo.

Episodio di veggenza?

lunedì 2 marzo 2009

LA FICTION ITALIANA


L'altro giorno il mio amico Alberto Angrisano mi ha rivelato che sarebbe comparso all'interno della fiction dedicata a Giacomo Puccini. Non amo le fiction italiane, ma per amor suo ho deciso di vederne una puntata aspettando il suo personaggio. Quello a cui sono andato incontro è stato a dir poco disarmante. Giorgio Capitani, regista con non poca esperienza, mi ha fatto rimpiangere gli odiatissimi trash anni '70. Il look della fiction è a dir poco 'vecchio'. Ma attenzione, non 'saggio'... o 'maturo'... proprio vecchio. La regia è scandalosa. E vorrei capire perchè. Possibile che un uomo con così tanti anni di cinema sulle spalle abbia potuto girare in quella maniera orripilante una fiction che, per i temi trattati, doveva essere sinonimo di eleganza? Caro Giorgio Capitani, mi spieghi perchè hai usato lo zoom? Perchè, per quale motivo? Per quale necessità estetico narrativa? E' così brutto che diventa ridicolo. L'uso smodato delle zoomate mi ha veramente innervosito ma non basta. La regia si limita a campo e controcampo, mezzi busti, e qualche totale ogni 20 minuti circa di film. Ignobile. La direzione degli attori è altrettanto ridicola, il doppiaggio (asincrono come se fosse un film neorealista) e le ambientazioni tutte illuminate e prive di chiaroscuri rendono questa fiction fra le più  brutte della storia della tv italiana. 
Ma forse la cosa più grave, che ritengo artisticamente annichilente, è che questa fiction dovrebbe parlare di musica. Avrebbe dovuto seguirne i movimenti, avrebbe dovuto cullare il protagonista ed invece, è relegata a delle scene miserrime prive di qualunque amore. Non c'è mai un momento in cui si vede il rapporto che l'autore ha con le sue note, in cui il protagonista sia nudo con la sua arte, mai.
Ritengo questa fiction un insulto all'intelligenza umana, un crimine contro l'arte (cinematografica e musicale) e mi chiedo come si possa continuare a produrre spazzatura del genere. Non capisco come le fiction italiane debbano essere brutte per forza, visivamente ridicole e prive di qualunque estro. E non è una questione di soldi. Conosco bene i budget di queste produzioni e sono certo che con quelle cifre ci sarebbero giovani in grado di fare dei prodotti veramente di alto livello. Il fatto è che in Italia le fiction non nascono da esigenze artistiche ma politiche. Chi fa le fiction è amico di qualche politico che in cambio vuole inserire i suoi amici nel cast artistico e tecnico. Qualcuno provi a smentirmi.