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Cinepensiero
Libero cinema in libero uomo.
lunedì 14 giugno 2010
venerdì 28 maggio 2010
CANON 7D E LA GRANDE ILLUSIONE

Avevo detto che avrei sperimentato la Canon 5D ed invece, per una serie di vicissitudini ho utilizzato una 7D. Poco cambia, in realtà. La moda del momento di chiama HDSLR, cioè girare video in formato 1080p con codec h.264 utilizzando delle macchine fotografiche. Canon è in compagnia di Panasonic e Sony. Nikon si è accaparrata il mercato foto e Canon quello video per logiche puramente commerciali.
Devo girare il videoclip di Leonora completamente di notte e senza luce aggiunta. La scelta cade immediatamente su Canon che, della luminosità del proprio sensore ne fa un vanto. Noleggio (circa 250€ al giorno ottiche primes comprese 20, 35, 50, 85, 100) e vado.
La camera, montata sul rig si presenta scomoda, difficile da maneggiare e molto sbilanciata. Il visore con tanto di viewfinder Zacuto non è per nulla preciso e la monitoria esterna è abbastanza triste (avevamo un monitor 9'' SD, con quello HD le cose dovrebbero essere migliori) al punto che, se colleghi il monitor esterno, il monitorino della camera si spegne il che è molto scomodo per chi sta in macchina. Detto questo, agire sull'ottica non è come agire su delle ottiche 35, l'escursione è bassa ed è veramente difficile tenere il fuoco (oltre che farlo, visto il monitor). Questo comporta il fatto che l'aggeggino non è da 'guerrilla filmmaking' ma ha bisogno di tempi e modi da cinepresa per poter rendere al meglio.
Il tutto a servizio del codec H.264 che, per l'amor di Dio, sui Bluray di casa va benissimo, ma per fare della post seria non è professionale. Il rumore è tanto così come gli artefatti. Certamente sono mitigati dall'ottica che restituisce una notevole resa e fascino nella profondità di campo, ma ad un occhio esperto non sfuggono e fanno venire un po' di brividini... Certo, basta collegare la schedina al mac e i file sono belli che pronti, comodità non da poco (anche se fare editing con file H.264 è quanto meno ostico, io ho convertito tutto in ProRes), ma la ciccia è veramente poca.
Detto questo passiamo all'affidabilità... la 7D non è una telecamera, non nasce per fare riprese di continuo, il processore scalda molto e sotto il sole capita che vada in protezione e si spenga, la nostra poi aveva un grumetto di pixel bruciati per fortuna sotto le bande del 2,35:1 che si notava solo su fondi neri, su fondi chiari non c'era verso di accorgersene. Ho inoltre raccolto diverse bestemmie di persone che hanno perso i dati dalla memory card... fate un po' voi... Forse, se uno ha l'attrezzatura propria che tiene ed utilizza con molta cura allora il grado di affidabilità sale, ma se uno va a nolo deve stare molto attento...
La 7D, o in generale lo strumento HDSLR, rimane a mio avviso un compromesso, costa relativamente poco e restituisce un'ottima resa fotografica a patto che si abbiano tempi e modi di utilizzarla e soprattutto non ci sia una grossa necessità di postproduzione: tracking, compositing e quant'altro diventano parecchio ostici su una base simile. E' fantastica al buio, in tali condizioni non è paragonabile con nessun altro strumento, ma non è adatta per tutti i tipi di produzione, soprattutto non è adatta per il cinema... e per cinema intendo quello che decide per tempi e budget di girare con un attrezzo del genere: è dispendiosa in termini di lavorazione tanto quanto una Red.
Prossimo esperimento: Arri Alexa!
LEONORA - "MAGGIO" from Piero Costantini on Vimeo.
martedì 13 aprile 2010
RED
Dopo averne tanto sentito parlare finalmente ho avuto l'occasione di testarla su una produzione. Sinceramente partivo molto prevenuto, ho sempre pensato che la RED fosse una grande (e ben congegnata) operazione di marketing: un look molto cool, da terminator filmaker, un sito paraculino, l'occhio strizzato agli utenti indipendenti per quanto riguarda la post, e un prezzo, apparentemente abbordabile. C'era qualcosa che non mi tornava, così ho approfondito un po' lo studio.
La camera si presenta con un sensore 4k full frame, il che significa che si montano ottiche 35mm a tutti gli effetti, di conseguenza è una cinepresa con magazzino digitale ma quello che non mi tornava (memore delle esperienze fatte con la Viper) era il datarate del flusso che veniva scritto nell'hard disk. Com'era possibile che due hard disk da 2,5'' messi in RAID, potessero registrare materiale non compresso? Infatti non è possibile. Il RED Code è RAW, ma non è certo non compresso. Il datarate a 4k è pressochè lo stesso di un file 1080p ProRes HQ cioè fra i 20 e i 35 Mb/s. Ben lontani dai 190 di un 10bit log. Per cui, se la matematica non è un opinione da qualche parte la fregatura deve esserci. Ho consultato il mio guru sul digitale, Dante Cecchin, il quale, anche lui dubbioso sulla camera in questione, ha fatto dei testi di trasferimento in 35mm del materiale RED e ciò che è risultato è stato un discreto rumore sulle basse luci, cosa che per le camere digitali non è una novità, ma che con la Cinealta si era notevolmente ridotto.
Ma questo dettaglio (?) non mi ha sconfortato e sul set ci siamo parecchio divertiti. La RED è molto pratica, ed ha diverse funzioni che aiutano a velocizzare i tempi di shooting: si può, ad esempio, cambiare la risoluzione da 4k a 3k per ottenere un taglio più stretto senza cambiare ottica (considerando che il DI avviene sempre in 2k, ciò non compromette la qualità), si può girare in slomo a 50fps (3k) e 100fps (2k) e, a fine giornata, si sgancia l'hard disk, si collega al mac e si copia il girato. Dopodiché con Final Cut il procedimento di lavorazione è semplicissimo e molto agile. Personalmente sono un fan del ProRes da quando è uscito e questa volta ho utilizzato il 4:4:4:4 per tutto il DI. Mi sono fatto degli LT per l'editing sul portatile (a Pasqua ero in viaggio...) e poi ho relinkato tutto al ritorno sul Mac Pro. Intuitivo e facilissimo. Il log & transfer ti permette di imprimere ai file ProRes una sorta di luce unica (3200, 5600, tungsteno...) in modo da lavorare su file il più vicini possibile al risultato finale. A questo punto puoi scegliere di rimanere coi ProRes oppure di esportare un XML e ricollegarti al girato RAW, considerando però, che tale formato non va nemmeno in play in tempo reale. Per il grading abbiamo utilizzato per la prima volta Color, strumento interessante anche se, abituati al tempo reale del Da Vinci dà un po' ai nervi. Di 'ciccia' ce n'era a iosa, i ProRes hanno retto alla grandissima e, considerato che abbiamo girato con tempo variabile, nuvole, vento, sole, il tutto in tre ore effettive, il risultato 'estivo', alla fine dei conti, è riuscito.
Posso considerarmi soddisfatto dell'esperienza, per un certo tipo di produzione la RED è la soluzione ideale.
Una nota divertente è che dopo aver fatto tutto come si deve, lavorando sempre in 2k, il cliente ha mandato in onda lo spot dal file di preview che gli avevo mandato via email: un h264 512x288 dall'incredibile datarate di 500 kbit/s... ma non in televisione... sul maxi schermo dello Stadio Olimpico...
Prossimo esperimento Canon 5D...
Ecco lo spot.
mercoledì 10 febbraio 2010
martedì 29 dicembre 2009
UN VALZER DI FERRAGOSTO PER UN UOMO SERIO
Dalla nascita di Andrea è diventato veramente difficile andare al cinema. A volte lo è anche guardare dei film a casa. Ho approfittato di queste festività per vedere qualche arretrato. Ultimamente preferisco le opere prime italiane, anche per capirne il livello e le intenzioni. E in questo senso ho visto due opere prime veramente anomale. In tutti i sensi. 'Il pranzo di ferragosto' e 'Valzer'. Entrambi sono opere prime di over 50, entrambi sono fatti con due lire, entrambi sono figli di produttori coraggiosi, entrambi, a loro modo, sono riusciti. Del primo si è detto tutto credo. Il tema è chiaro, le intenzioni anche. Gianni Di Gregorio, 'giovane' cineasta in quota Matteo Garrone, prova (parole sue) a fare un film scritto ormai da molti anni. Assolutamente autobiografico, apparentemente folle dal punto di vista distributivo, ma tenero e sorprendentemente neo-realista. Con tutto il rispetto, non credo che se ne sentisse la mancanza di questo genere, il cinema italiano avrebbe bisogno i nuovi linguaggi piuttosto che di antiquariato spolverato, ma il film è lodevole, piacevole e divertente. Mi sarei aspettato, dopo averne tanto sentito parlare, qualche strizzata di stomaco in più... invece le emozioni non sono state molte, nel bene e nel male. Purtroppo credo che questa mancanza sia dovuta all'assenza di una sceneggiatura. O meglio, parole del regista, la sceneggiatura c'era all'inizio ma durante la realizzazione è stata abbandonata per un più elastico canovaccio sul quale le attrici e gli attori hanno più o meno improvvisato. Rimane comunque un'opera di artigianato cinematografico come da anni non se ne vedevano, fatta per passione e non per soldi. Rimane, in questo senso, un vero mistero l'interesse di Rai Cinema per questo film... o forse no... che ormai Garrone trasformi in oro tutto ciò che tocca? (a parte il suo Gomorra - tiè, via il sassolino).
'Valzer' di Salvatore Maira è tutt'altro film. Mentre il primo gioca solo coi contenuti (la regia è quasi inesistente) questo fa della regia il suo punto cardine. 'Valzer' è un piano sequenza unico (cioè senza tagli) di 90 minuti - wow - e si svolge tutto all'interno di un hotel di Torino. La trama è un po' confusa e, come nel precedente, le emozioni non la fanno certo da padrona, ma i temi trattati e lo sforzo produttivo sono quanto mai interessanti. Bellissima l'idea dei flashback sul piano sequenza, bello il primo ingresso e sorprendente il ritorno al presente. La sceneggiatura, più da piece teatrale che da cinema vero e proprio, è consapevole, gli attori sono diretti bene ma, a causa dell'unicità dell'opera - un impianto a livello registico così complicato non permette la stessa attenzione che in un film classico nei confronti degli attori - a volte si perdono per strada. Valeria Solarino - che non conoscevo - è, oltre che bellissima, molto brava, e regge da sola tutto l'impianto drammatico. Rimangono dei dubbi su alcune scelte rispetto alla trama, non si capisce perchè della messa al fuoco di alcuni contenuti - fuorvianti - che smontano l'empatia nei confronti di un padre malandato che cerca la figlia scomparsa e che nulla aggiungono al mondo che viene raccontato nel film cioè il potere mass-mediatico, la frivolezza dei nostri tempi, la ricerca delle scorciatoie per il successo ecc... In ogni caso, nell'arido mondo cinematografico italiano, 'Valzer' è un dissetante tentativo di uscire dagli schemi. Ovviamente nessuno l'ha visto al cinema, nessuno ne ha sentito parlare, pur avendo raccolto diversi premi a festival importanti in giro per il mondo... uno di questi in particolare mi ha incuriosito... Italia FilmFest - Miglior Montaggio! Bizzarro per un film privo di tagli...
Ed infine il terzo film che ho visto il questi giorni. Nè italiano, nè opera prima: fratelli Coen, 'A serious man'. Roma, Cinema Lux, sala 6. Proiezione trapezoidale, poltrone da oratorio, cabina di proiezione non isolata acusticamente (immaginate il rumore del proiettore a 50 dB per tutto il film), mammamia, chiudetelo! I Coen continuano con lo spacciatore sbagliato e toppano l'ennesimo film che, al mondo intero viene venduto come il nuovo Fargo... AHAHAH, per l'amor di Dio... ma non scherziamo! Una storia senza capo ne coda, comprensibile - spero almeno per loro - da una piccola cerchia di ebrei americani che non emoziona, non fa pensare, non fa ridere, non fa piangere, non insegna qualcosa, non incuriosisce. A mio avviso, dopo 'Non è un paese per vecchi', credo sia il peggior film dei fabulous brothers, che a far gli intellettuali non ci prendono minimamente. Un passo indietro, per carità!
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RECENSIONE CAMILLE by ZABRISKIE POINT
Avendo partecipato al concorso online di 242 Tv, ho ricevuto una bella recensione da parte della rivista cinematografica online Zabriskie Point. L'autore della recesione è Francesco De Nobili.
Incollo la recensione.
"Nelle parole di Piero Costantini il suo "Camille" non è un cortometraggio bensì un film breve. Fidatevi, non si tratta solo di semantica; la differenza c'è e si nota. La definizione di film breve è assolutamente calzante perché questo lavoro del lungometraggio (o film) ha tutto, fuorché la durata. E a guardarlo viene voglia di attendere il primo film lungo di Piero Costantini. In questo ottimo lavoro dalla chiara venatura horror, assistiamo ad una storia oscura e misteriosa,fatta di voci lontane, incubi e racconti macabri, ma anche di problemi irrisolti, di follia e di morte; quella morte che non sembra preoccupare il gatto Camille.
Una scena d'apertura che ricorda quella di "The Shining" al quale per la verità il regista, che è anche montatore e sceneggiatore di quest'opera, sembra dovere più di un'ispirazione...
La regia di Costantini è molto interessante per ritmo e movimenti. Ottime le prove di tutti gli attori, compreso il piccolo Jacopo Robortella. Una menzione di merito va al direttore della fotografia Blasco Giurato che, se da un lato non ha bisogno di presentazioni, va applaudito per aver contribuito alla riuscita del lavoro di un giovanissimo regista come Piero."
Link alla pagina originale:
http://www.zabriskiepoint.net/node/9569
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sabato 5 dicembre 2009
LA TRILOGIA DEL MOVIMENTO
Pubblico solo ora, dopo ormai cinque anni, la "Trilogia del Movimento" completa, tre videoclip in uno (o uno in tre) degli Audiorama. Partite da un punto qualsiasi del video e tornateci andando a loop. E' una sorta di storia infinita... perdersi, ritrovarsi, perdersi ancora.
Buona visione!
AUDIORAMA - TRILOGIA DEL MOVIMENTO from Piero Costantini on Vimeo.
Buona visione!
AUDIORAMA - TRILOGIA DEL MOVIMENTO from Piero Costantini on Vimeo.
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