martedì 29 dicembre 2009
UN VALZER DI FERRAGOSTO PER UN UOMO SERIO
RECENSIONE CAMILLE by ZABRISKIE POINT
sabato 5 dicembre 2009
LA TRILOGIA DEL MOVIMENTO
Buona visione!
AUDIORAMA - TRILOGIA DEL MOVIMENTO from Piero Costantini on Vimeo.
giovedì 19 novembre 2009
mercoledì 7 ottobre 2009
CAMILLE @ ENCOUNTERS SHORT FILM FESTIVAL - ONLINE AWARD

- International Panorama (nel mondo reale, con un cinema, una proiezione e del pubblico)
- Online Award (via web)
Odio i festival online, li vincono sempre coloro che riescono a mettere insieme più amici via Facebook o Myspace... non certo gli artigiani più bravi! In ogni caso si può vedere per intero e votare direttamente da qui sulla pagina di Babelgum che è partner dell'edizione 2009 del festival inglese.
Encounters Short Film Festival si terrà a Bristol dal 17 al 21 novembre.
lunedì 14 settembre 2009
Cosmonauta - Recensione

lunedì 7 settembre 2009
Videocracy - recensione
giovedì 30 luglio 2009
Attori e registi.

Regia. Cos'è la regia? A livello elementare è la gestione del tempo in funzione dello spazio: quando, dove e come far accadere un evento all'interno di una scena. Da sempre ho approcciato in maniera tecnica al mondo del cinema (e surrogati). La mia esperienza sul set ma soprattutto in post ha formato una coscienza tecnica che mi ha permesso di sviluppare un mio linguaggio narrativo (che esso piaccia o meno). Quindi ho aggiunto, alla gestione del tempo, un livello estetico decidendo che le mie storie sarebbero state raccontate in quella maniera. In linea di massima, per un regista di spot, videoclip e documentari, oltre alle idee, sono sufficienti questi due livelli. Una band può e deve recitare bene per essere credibile nei suoi videoclip ma alla fine, senza audio in presa diretta, e con tre minuti a disposizione è difficile far sublimare delle emozioni da un prodotto del genere. Se non a livello puramente estetico. Stesso discorso per lo spot anche se il linguaggio è differente e preconfezionato.
martedì 26 maggio 2009
Cannes e dintorni

Quest'anno sono stato per la prima volta al Festival di Cannes. Ho iscritto Camille allo Short Film Corner e sono partito. Cannes è il festival più grande d'Europa, non tanto per il lato puramente cinematografico ma soprattutto per quanto riguarda gli affari. Qui infatti il lato fieristico è estremamente preponderante. Ogni Nazione, ogni film commission, ogni casa di produzione ha uno stand, come al Salone del mobile di Milano, e vende i suoi prodotti che, invece essere sedie e sgabelli, sono film, documentari e qualche cortometraggio. Il meccanismo è il seguente. Ogni filmmaker che approda a Cannes, oltre a vivere di aperitivi sulla spiaggia sponsorizzati ogni giorno da qualche paese, è alla spasmodica ricerca di uno strano essere, dai tratti mitologici: il buyer. Colui che compra. Ho visto filmmaker io, che voi umani non potete nemmeno immaginare... Gente totalmente invasata alla ricerca di qualche compratore per il proprio cortometraggio. Prezzo di mercato fra i 500 e i 1500 euro. Sia per corti 'no budget' che per produzioni mainstream. Ridicolo, non trovate? Con quella cifra mi sarei giusto giusto ripagato la vacanza in terra di Francia... Per cui, parliamoci chiaro, per i corti non c'è nessun tipo di mercato che valga la pena essere sfruttato. I corti vanno fatti per mettersi alla prova e trovare contatti. A Cannes il mercato è ben altro. E lo si vede dalla rada di fronte all'obrobrioso palazzo del cinema. Una schiera di yacht milionari a perdita d'occhio, inaccessibili ai più e sui quali vengono prese le decisioni importanti. E imbandite le feste più esclusive. Io mi sono accontentato degli aperitivi in riva al mare che non richiedevano abito da sera e ai quali ho preso un po' di contatti con festival stranieri ai quali spedirò Camille. Peccato che mi ci sia voluto un po' per capire come funzionava il meccanismo. Ne faccio tesoro per le prossime edizioni alle quali arriverò più preparato. Ero abituato alla Mostra del Cinema di Venezia, che ho frequentato per otto edizioni consecutive, un festival totalmente incentrato sulla programmazione, dove la parte di mercato è rinchiusa in una saletta del Casinò. A Venezia si va per vedere i film, anche sei al giorno, a Cannes di film non ne ho visto nemmeno uno...
giovedì 16 aprile 2009
R.I.F.F. ovvero, Cinema Italiano Riposa in Pace

A dicembre 2008 ho iscritto il rough cut di Camille ad alcuni festival in giro per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti sfruttando il network di Withoutabox. Poi, visto che abito a Roma, ho pensato di iscriverlo anche al R.I.F.F., festival che, per altro, conoscevo poco. Ho fatto un po' di ricerche in rete consultando i corti vincitori delle passate edizioni e constatando che Camille non avrebbe affatto sfigurato nella rassegna romana. Arrivano i giorni delle pubblicazioni dei corti selezionati e nessuno dell'organizzazione si premura di avvertire che... non sono stato selezionato. Vabbè... può capitare, del resto la versione sottoposta alla selezione era abbastanza lontana da quella definitiva e più di tanto non ci dò peso. Questo pomeriggio, però, mi capita di guardare su YouTube il corto vincitore (stra-vincitore) dell'edizione 2009. Si intitola "Nero apparente" e il regista è un 'ragazzo' di 46 anni che si chiama Giuseppe Pizzo, poliziotto di origini casertane ma trapiantato a Roma. L'intento del corto è nobile e quanto mai contemporaneo, niente da dire. Si vede che è fatto con un budget bassissimo e con amore. Ma, detto questo, mi sorge spontanea una domanda: un festival che si occupa di cinema può premiare un'opera che ha il solo valore di avere una buona idea centrale tralasciando completamente la parte riguardante il linguaggio cinematografico? Può un festival dimenticarsi che il cinema è un'arte complessa fatta di sceneggiatura, fotografia, recitazione ed emozione? No, non credo che il RIFF possa permettersi di snobbare elementi del genere. Penso invece che non sia più in grado di giudicare. Penso che chi ha fatto la selezione sia assuefatto da un codice visivo che non appartiene al mondo del Cinema ma ad un surrogato di Tv e Web. "Nero Apparente", con tutto il rispetto che ho per i filmmaker che cercano di mettersi in vista, dal punto di vista della grammatica cinematografica è veramente scadente. La sceneggiatura, sempre che ce ne fosse stata una, è slegata e con eventi incomprensibili. La continuità delle scene è rocambolesca, la recitazione degli attori pressochè scolastica. La fotografia, al di là della classica color correction desaturata (molti neri e molti bianchi) non c'è. Il montaggio, non avendo materiale di supporto, soffre di conseguenza. Ma non voglio infierire sul regista, questo post non è sul suo corto. E' sul RIFF. In Italia c'è bisogno di festival che rivalutino veramente "l'arte cinematografica" a partire dal suo linguaggio. Un buon film contiene più livelli narrativi, ne ha uno legato alla storia, uno legato alla, sceneggiatura, uno per gli attori, uno per le musiche e uno per le inquadrature. Nessuno di questi livelli può essere più importante di altri, sono tutti ugualmente importanti e imprescindibili. Dovrebbero essere premiati i filmmaker che veramente si cimentano col linguaggio, anche in forma classica. Non basta una camera digitale che traballa per dire di aver fatto un film... Non basta raccontare una storia, seppur importante, per dire di aver fatto un film... Caro RIFF, è ora che ricominci dai fondamentali, dalle basi della cinematografia. Ci sono tanti manuali in libreria sul cinema... forse è il caso che chi si occupa della selezione esca a comprarsene qualcuno, magari per la prossima edizione è riuscito pure a leggerlo.
venerdì 6 marzo 2009
OFFCINEMA - ESCO DA FACEBOOK (non io)
Un mio amico ha deciso di togliersi da Facebook. Ormai va di moda. Nessuno ammette di esserci ma tutti ci sono. E' come chiedere in giro chi ha votato Berlusconi... tutti rispondo "Io? Ma scherzi?"...
Questo immenso reality immondo che è facebook però non solo non lo capisco - o forse lo capisco troppo - ma, soprattutto, non lo condivido.
E' uno strumento di una potenza immensa.
Ci sono stati due fatti che mi hanno convinto a prenderne le distanze.
1) Dopo 20 anni, fb mi ha fatto reincontrare i miei compagni di classe;
2) mio padre mi ha chiesto l'amicizia su fb.
Di per se stessi, questi due eventi non significano nulla. Ma ciò che indicano, dicono per me, è una cosa che non potrò mai e poi mai condividere: l'incrocio dell'esistenza con la rete. Anzi, e detto meglio: la produzione d'esistenza da parte della rete.
La faccio breve.
Il mio nick rimane su fb.
Periodicamente lo controllerò.
Non scriverò più nessun intervento.
Allargo al massimo le mie regole di policy su fb.
Tutti i contatti con "XXXX reale" dovranno passare per mail (XXXX@gmail.com)
Come sanno i miei amici più cari, sono immediatamente raggiungibile su altre chat.
un abbraccioXXXX
comprendo ma non capisco. vorrei riflettere su alcune cose. punto 1. dici che non potrai mai condividere l'incrocio dell'esistenza con la rete. questa cosa, nel 2009, sarebbe come dire non condivido la corrente elettrica, o le automobili. mi sembra una posizione estrema forse dettata da qualcos'altro. oramai, almeno le persone delle nostre generazioni sono 'fatte' di rete. la rete è il veicolo tramite il quale le persone attingono alla conoscenza. la conoscenza è fatta di pensieri, i pensieri sono prodotti dalle persone che vivono la rete. come puoi pensare che l'esistenza non possa incrociare la rete? punto 2. ti togli ma rimani. mmm... mi sarei aspettato qualcosa di più estremo, di più simbolico. così facendo rimani parte del meccanismo solo e soltanto per la morbosa curiosità di fare capolino ogni tanto e sbirciare nelle vite dei tuoi amici. oppure sapere chi ha pensato a te ultimamente.
arrivo al punto.
secondo me, esserci o non esserci su facebook cambia veramente poco. l'utilizzo della rete deve essere sempre filtrato dal cervello, nessuno ci impone niente in questo senso e facebook, come tutti i social network, come tutta la rete, è una nostra scelta. la differenza la fa una cosa sola: il tempo. intendo dire tutto il tempo che, tu o noi, per stare su facebook, togliamo a quella che tu chiami vita reale. il tempo (perso?) trovo che sia l'elemento fondamentale di critica nei confronti della rete. sono sicuro che tu, in questi giorni, controllerai la posta ogni 10 minuti per vedere come la gente del tuo network ha commentato la tua 'scomparsa'. questo genera una sorta di 'butterfly effect' che non migliorerà certo la tua vita stando lontano da facebook. anzi. per un periodo nel parlerai spessissimo e andrai sulla tua pagina ancora più spesso e questo, secondo me, è tempo perso. perchè passivo rispetto alla rete vetrina e non attivo.
la rete è uno strumento meraviglioso, gente come obama, beppe grillo (voglia o no), ma anche altri più fini intellettuali, scienziati, l'hanno cavalcata creando consenso senza imporre niente. facendosi seguire. io trovo questo meraviglioso ed estremamente democratico.
martedì 3 marzo 2009
lunedì 2 marzo 2009
LA FICTION ITALIANA

L'altro giorno il mio amico Alberto Angrisano mi ha rivelato che sarebbe comparso all'interno della fiction dedicata a Giacomo Puccini. Non amo le fiction italiane, ma per amor suo ho deciso di vederne una puntata aspettando il suo personaggio. Quello a cui sono andato incontro è stato a dir poco disarmante. Giorgio Capitani, regista con non poca esperienza, mi ha fatto rimpiangere gli odiatissimi trash anni '70. Il look della fiction è a dir poco 'vecchio'. Ma attenzione, non 'saggio'... o 'maturo'... proprio vecchio. La regia è scandalosa. E vorrei capire perchè. Possibile che un uomo con così tanti anni di cinema sulle spalle abbia potuto girare in quella maniera orripilante una fiction che, per i temi trattati, doveva essere sinonimo di eleganza? Caro Giorgio Capitani, mi spieghi perchè hai usato lo zoom? Perchè, per quale motivo? Per quale necessità estetico narrativa? E' così brutto che diventa ridicolo. L'uso smodato delle zoomate mi ha veramente innervosito ma non basta. La regia si limita a campo e controcampo, mezzi busti, e qualche totale ogni 20 minuti circa di film. Ignobile. La direzione degli attori è altrettanto ridicola, il doppiaggio (asincrono come se fosse un film neorealista) e le ambientazioni tutte illuminate e prive di chiaroscuri rendono questa fiction fra le più brutte della storia della tv italiana.
giovedì 5 febbraio 2009
Camille

Camillle è un gatto. Un gatto speciale. Io amo i gatti, come gli egiziani li adoro e, quando mia moglie mi ha proposto il soggetto di questo corto, mi sono subito innamorato dell'idea. E così l'abbiamo messo in pista. L'idea di base, quella dell'utilizzo di una villa al mare in autunno, è nata ad agosto 2008 grazie anche agli spunti di Filippo Conz mio caro amico, nonchè testimone di nozze, nonchè filmmaker, nonchè centrocampista rifinitore. Poi Eleonora l'ha elaborata e dopo qualche revisione siamo arrivati alla metà di settembre con il soggetto pronto. In un paio di sere ho scritto la prima stesura della sceneggiatura sulla quale abbiamo cominciato a ragionare sia con Eleonora che con Pacio, il produttore esecutivo. Subito ci siamo resi conto che 22 pagine di sceneggiatura non erano uno scherzo. Dopo un primo, sommario, spoglio abbiamo realizzato che i giorni di shooting non sarebbero mai stati meno di quattro e che tutto questo avrebbe avuto un costo non irrisorio. Siamo partiti con l'idea di investire 15k euro. Siamo partiti con l'idea di girarlo bene, al massimo delle potenzialità. Abbiamo contattato il direttore della fotografia, padre di un amico di un nostro amico, il quale ci ha detto: 'Si può fare'.
lunedì 12 gennaio 2009
INIZIO



